miércoles, 7 de enero de 2026






Efemeridi quotidiane per riflettere sul patrimonio e sul restauro / 7 gennaio 1610 / Oggi ricordiamo Galileo Galilei.

Il 7 gennaio 1610, osservando quattro satelliti di Giove — le oggi cosiddette lune galileiane — Galileo inaugurò uno sguardo moderno fondato sull’osservazione critica e sul dubbio nei confronti dell’autorità ereditata. Nel Sidereus Nuncius affermava che la conoscenza dovesse basarsi su «sensata experientia et necessariis demonstrationibus», cioè sull’esperienza sensibile e sulle dimostrazioni necessarie, e non sulla mera ripetizione dei saperi ricevuti.

Pensare a Galileo significa anche pensare all’Italia, un paese decisivo per l’evoluzione della disciplina del restauro. Con una concentrazione eccezionale di beni iscritti nella Lista del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO, l’Italia ha trasformato il patrimonio in un laboratorio intellettuale permanente, ma anche in una realtà complessa: in città come Roma, ogni scavo può rallentare o condizionare l’adattamento contemporaneo.

Questa tensione costante tra memoria e vita, tra conservazione e uso, ha costretto l’Italia a riflettere prima di altri paesi sui limiti, sulle responsabilità e sui rischi dell’intervento sull’eredità costruita. Non è un caso che i grandi dibattiti teorici del restauro siano stati segnati da figure italiane fondamentali come Camillo Boito, difensore della leggibilità storica e del rifiuto della falsificazione; Gustavo Giovannoni, che introdusse una visione urbana e territoriale del patrimonio; e Cesare Brandi, per il quale il restauro è, prima di tutto, un atto critico, non meramente tecnico.

Galileo pensò da Pisa. E Pisa non è un luogo neutro nella storia dei monumenti europei. La Torre pendente di Pisa, già inclinata ai tempi di Galileo, è uno dei primi esempi in cui un errore costruttivo cessò di essere un difetto da correggere per diventare, col tempo, identità, simbolo e memoria condivisa.

La torre non è un monumento nonostante la sua inclinazione, ma grazie ad essa. Questo fatto ha condizionato per secoli il nostro modo di pensare la conservazione: (1) correggere ciò che si discosta dal modello ideale o accettarlo come parte costitutiva dell’opera?; (2) dove finisce l’errore e dove comincia il valore?

Galileo unisce entrambi i mondi. A Giove dimostra che non tutto ruota attorno a un centro unico; a Pisa, che l’esperienza diretta può smontare teorie accettate. In entrambi i casi, il messaggio è lo stesso: l’autorità non basta.

Galileo ci ha insegnato a guardare di nuovo e a mettere in discussione i principi.

L’Italia ci ha insegnato — attraverso i suoi monumenti e i suoi teorici — a pensare prima di intervenire.

Entrambe le lezioni, profondamente umane, restano essenziali per pensare il patrimonio oggi.

LC, Parigi, gennaio 2026

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